Le emissioni del processo produttivo del cemento sono le seguenti:
- reflue, derivanti dal trattamento e depurazione di tutte le acque di prima pioggia raccolte nei piazzali dello stabilimento;
- gassose in gran parte costituite da vapore acqueo, CO2 e, nelle misure consentite dai limiti di legge, da altri composti chimici;
- solide: qualunque sia il tipo di residuo utilizzato all'interno del processo produttivo (per recupero di materia ed energia) la cementeria non produce residui solidi di processo.

Nelle cementerie che utilizzano combustibili da rifiuti che contengono biomassa si registra un abbassamento complessivo di emissioni di CO2. Ad esempio, per ogni tonnellata di CDR utilizzata in cementeria in sostituzione del combustibile tradizionale si emettono in atmosfera circa 1,1 tonnellate di CO2 in meno. Se poi si considera che se i rifiuti non vengono utilizzati in cementeria devono comunque essere smaltiti o in termovalorizzatori o in discariche le cui emissioni si sommerebbero a quelle della cementeria, che continua a funzionare con combustibili tradizionali, si comprende quanto sia vantaggioso il recupero dei residui civili e industriali nei forni da cemento.
Riduzione potenziale di CO2
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Oggi, l'industria Italiana del cemento, con un livello di sostituzione termica dei combustibili fossili non rinnovabili con combustibili alternativi pari a solo l'8%, sta riducendo del 4% le sue emissioni di CO2 da combustione (circa 340.000 tonnellate l'anno).
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Con un livello di produzione annua di 42 milioni di tonnellate di cemento, portare al 20% questo livello di sostituzione significherebbe risparmiare il 10% delle emissioni di CO2 da combustione (1,1 milioni di tonnellate l'anno).
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| Raggiungere i livelli di sostituzione termica pari a quelli attualmente realizzati in Germania (50%) significherebbe per il settore ridurre del 25% le emissioni di CO2 da combustione (2,7 milioni di tonnellate l'anno). |
Limiti di emissione:
Una cementeria che co-incenerisce ha generalmente dei limiti di emissione in atmosfera più bassi rispetto alla marcia normale
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Coincenerimento Rifiuti NP |
| Inquinante |
D.Lgs 133/05 (mg/Nm3) (rif. 10% di O2) |
| Polveri totali |
30 |
COT *
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- |
| HCl |
10 |
| HF |
1 |
SO2 *
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50 |
| NOx |
800 (500 nuovi) |
| (Cd+Tl) |
0,05 |
| (Hg) |
0,05 |
| Met. pesanti |
0,5 |
| (PCDD/F) |
0,1 ng/Nm3 TEQ |
| I.P.A. |
0,01 |
| * Per SO2 e COT l'autorità competente può autorizzare deroghe nei casi tali emissioni non siano generate dall'attività di incenerimento dei rifiuti. |

Le caratteristiche dei forni di cottura e del processo produttivo garantiscono:
- una corretta e completa combustione di tutti i composti organici presenti nei fumi (permangono nel forno di cottura per oltre di 10 secondi a più di 1200°C, raggiungendo la temperatura di 1800°C per 5-6 secondi);
- la neutralizzazione di gran parte dei composti acidi dei fumi dovuta alla presenza di sostanze basiche;
- la creazione di un ambiente termodinamico sfavorevole alla formazione di diossine: temperature superiori agli 850°C e tempo di permanenza maggiore di 2 secondi. I due parametri combinati sono largamente superiori a quanto considerato indispensabile per evitare la formazione di diossine dalla Direttiva UE sulla riduzione delle emissioni industriali. Quanto accade nei forni da cemento per esigenze di processo non accade negli inceneritori che, per raggiungere gli stessi parametri, devono essere dotati di particolari dispositivi quali ad esempio una camera di postcombustione con un bruciatore ausiliario.